2 + 3 = 5
viene letto come se volesse dire «la risposta di 2+3 è 5». Sbagliato.
Uguale non vuol dire né più né meno che uguale. Ciò che sta alla sinistra dell’uguale deve essere sinonimo di ciò che sta alla destra. Nel nostro esempio, 2+3=5 è una proposizione che vuol dire «2+3 è sinonimo di 5».
Questo significa che quando calcoli un’espressione anche molto lunga, il risultato finale è sinonimo dell’espressione iniziale. La proposizione seguente:
{[2 × (2 + 3) : 5 ] + 4} × 4 = 24
significa che tutto ciò che viene prima dell’uguale è sinonimo di 21. Sono la stessa identica cosa, sono intercambiabili. L’unico motivo per cui hai fatto i calcoli è che se leggi 21 capisci subito cosa significa, se leggi {[2×(2+3):5]+4}×4 invece no.
A proposito, 24 è un numero, giusto? Questo significa che anche {[2×(2+3):5]+4}×4 è un numero. Perché? Perché non è altro che 24 scritto in un modo diverso. Tutto ciò che vale per 24 vale anche per lui.
L’uguale vale anche al rovescio
5 = 2 + 3.
Eh sì, questa è una proposizione vera. È un passaggio corretto. In genere non aiuta farlo, ma è fondamentale sapere che di per sé è vero.
Questo vale per tutti gli enti: se a è uguale a b, allora anche b è uguale ad a. Questo fatto si chiama proprietà simmetrica dell’uguaglianza e si dice che l’uguaglianza gode della proprietà simmetrica.
I calcoli vanno eseguiti solo perché è più facile leggere 5 piuttosto che 2+3.
In sintesi:
- La proposizione a = b vuol dire che a è sinonimo di b
- I calcoli vanno eseguiti soltanto perché dopo averli fatti si capisce più facilmente il significato dell’espressione originaria
- Se è vero che a = b, allora è anche vero che b = a
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